Preghiere a mano armata

Cig Harvey

Cavalieri normanni spacciano fiori
fumando calmi davanti al porto
sfondato dal sale mentre
un clan di bizantini neri di lampade
cerca di venderti dorate prevendite
per i locali della costa pugnalata dalle navi

divieti di affissione sulla vita
non siamo seri per favore
anche le puttane sveve ridono
pensando alle crociate e alle crociere
future che passeranno certamente da qui
ne sono certe
i castelli, infatti, sono ancora in piedi a difesa di.

Si sa, verranno i mori urlanti dalle messi del mare
dalle messi del mare generante
per il momento, puoi vedere occidentali
accecati dalla loro stessa polvere
è in arrivo, senza dubbio,
il separante ultimo regno della genesi

i mercanti vicino al tempio
rubano le loro merci made in.
Le mappe, è chiaro,
non servono più a nulla.
Sulla via Traiana solo bianche distanze
scomparse di antichi miliaria imperiali
dettagli di sdentata decadenza.

Puoi vedere al primo bar argonauti di ritorno
dal rave dopo mesi di acque acide
con le tasche piene d’euro
con le menti devastate da velocità
hanno venduto il vello d’oro
per un pugno di pasticche olandesi

puoi vedere parcheggiati sul molo
studiosi di rime e ingegneri gestionali
giocarsi a carte il senso delle pietre
e delle loro ossa
tutt’attorno, puoi vedere onde
torturare noci putrefatte dalla vita
cervelli marci per la colpa.

Nel finale subentra sulla scena
un vento caldo d’azienda

I poeti sull’asfalto divorante
non troppo fatti
non troppo sporchi
tirano fuori con le mani
versi interi sanguinanti
dalla carne nuda della città
distesa sul catrame

dal suo bianco ventre speronato
di cicala arrapata
di cicala gravida stravaccata
sul corallo nero della pece.

Impazziscono i frutti più puri
scoppiando in mille fiocchi di zucchero e metalli.
I fiori non sono che preghiere a mano armata
per l’evidente sacro errore della luce
.

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La tua bionda o bruna furia

Jean Claude Bélégou

E fra le mani
il dizionario universale degli errori
a illustrare con didascalie
le rimosse condizioni del passato

non vengono meno ma esplodono
tutte le slavate città percorse
non viene meno l’imprudenza dei tuoi occhi
ed esplode ancora la tua bionda
o bruna furia
intempestiva
sul fronte della mia memoria.

I fumi dei tuoi raid in lontananza
sempre più esili
sempre più esili.
Si dileguano lente le tue armate.

Ricordarsi di guardare il cielo
ogni tanto.
Ricordarsi anche di tuffarsi
nel vuoto quando capita
e sentire i cani randagi
cacciare la luna in lontananza.

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Benedire gli edifici

William Klein

Benedire gli edifici
e gli alberi ridere al sole
bere la tua ombra
sulle scale
i tuoi incendi
sulle spalle
e spezzarsi gli occhi
nei bagni di un cinema

guidare la rivolta
tirandoti i capelli
e non essere visibile
alla contraerea

ma sognare qualcosa d’altro
qualcosa di diverso
non visto dalla terra e
dalle nuvole
che sappia il corpo
solo il corpo
esprimere a parole
e la gente non sappia nominare

bruciare quintali di rose
nei tuoi porti
fra le tue mani
strozzare
questi cigni bianchi
che si perdono nel mare
delle mie parole

Che gli amici spariscano
che spariscano gli amori

non importa

Ringrazio le porte chiuse
e le strade percorse
così poche le strade percorse
e così tanti gli errori commessi.

Ringrazio questa vita.
Di tutto.

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Le migrazioni (ciò che è oscuro alla vista)

Larry Clark

Seguo le migrazioni del cuore
seguo cio che è oscuro alla vista
cio che è conosciuto dalla pelle

non sono consapevole dei vortici
e del mare che infuria di sale
non sono consapevole
né del vento né della corrente
non devo avere mai bisogno
né del vento né della corrente.

Ora il predatore inverno
perde sangue
alle porte di marzo

ora il sentiero è libero
ora conosco a perfezione
il percorso sconosciuto

vado verso le tue vene
vado verso i mari caldi.

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Maria, la zingara del mare

Dopo la morte di quattro bimbi rom in un campo fatiscente alla periferia di Roma, si è riaccesa la polemica sulla condizione del popolo nomade nelle nostre città. Anche a Bari c’è un numero consistente ma non definito di rom, alcuni stabili nel campo del rione Japigia, altri più precari. Una parte di loro vive, o sopravvive, nelle case abbandonate sul lungomare che da Torre a Mare porta a Bari.

Camminando tra le baracche che li ospitano ecco un grande cane bianco e una donna, seduta su una sedia all’aperto, fra erbacce e terra bagnata. Maria viene da Craiova, cittadina rumena di 300mila abitanti, e prima di approdare a Bari è stata a Matera, a Napoli, a Milano e Roma. E non vuole saperne dei morti a roma. Lei non vuole capire.
Maria adesso ‘abita’ in via di Cagno Abbrescia, il lungomare che porta a Bari, subito prima di Torre Quetta.

Vive in palazzine fatiscenti che si affacciano sul mare. Le stesse palazzine che ogni giorno attraversiamo con lo sguardo rapido dalla nostra macchina per portarci in città e ci chiediamo chi possa mai vivere lì. Ecco, lì ci vive Maria che è rom, ha trent’anni e due figli. Vive di elemosina, quella che fa ogni giorno ai semafori della città. Vive insieme a una quindicina di persone. Maria non si aspetta la mia visita in questo nuvoloso giovedì pomeriggio, quando la raggiungo è seduta su una sedia in un campo che si affaccia al mare e fuma. Mi accoglie con uno sguardo impaurito e cupo. Ma subito si scioglie e comincia a parlare.

Maria, si copre il volto perché si ritiene brutta

A Maria non piace farsi fotografare, dice che è brutta, dice anche che se lo sa il ragazzo sono guai. Maria invece non è affatto brutta, ha gli occhi verdi e il volto abbronzato. Dopo i primi minuti di diffidenza, mi parla di sé, della sua famiglia, mi sorride e mi chiede scusa se mi interrompe durante un discorso.
Maria ha un’amica, Cristina, 33 anni, anche lei di Craiova, ma non rom. Cristina scollatissima in un top e gonna bianca, ha sul seno un tatuaggio con su scritto “Alice” il suo nome di battaglia. Cristina, per vivere, si prostituisce proprio nel campetto di fango e monnezza che precede le palazzine. E’ un po’ arrabbiata con me, che gli faccio scappare i clienti ma mi riempie di sguardi ed è molto curiosa.
Cristina è la più smaliziata, a un certo punto mi chiede: “Ma tu, giornalista, se mettiamo qui un tavolo, adesso, proprio qui, con i topi e lo schifo che vedi, mangi con noi?”. E il giornalista le risponde di si, perché non mancherebbe mai di rispetto a chi ha cucinato. E lei ribatte: “Si vede che tu sei pulito”.
Cristina ride spesso, ha una voce da ‘Mamma Roma’, la stessa aggressività difensiva della Magnani in quel vecchio film. Solo che è bionda e il lavoro lo fa qui a Bari. Allora Cristina è ‘Mamma Bari’. ‘Mamma Bari’ non vuole farsi riprendere: “se mio figlio sa che faccio la puttana, non gli piace. Non credi?”. Ogni tanto, dalle facce sdentate dei palazzi, spuntano sguardi sopresi di uomini, che tornano subito a rintanarsi. In questo frangente non riesco ad avvicinare neanche un maschio: o sono ostili, o sono clienti.
Dopo un po’ arriva Mariucka, la nonna, la cantante del disastrato quartiere alle porte salate della città. Mariucka non parla una parola di italiano e quindi Maria mi aiuta nella traduzione. La nonna ci tiene a specificare che porta il nome della Santa Madre di Dio. Per chi non ci credesse, qui c’è molta religione. La nonna canta e balla ed è più vanitosa delle due ragazze. Non vede l’ora di farsi sentire e di cantare.

Mariucka canta “Suporare suporare”, di Gabi Luncka, una celebrità in Romania.

Malattia malattia
sei spuntata come l’erba
sul cammino
Malattia malattia
vorrei darti il mio fuoco

Così almeno traduce Maria, che chiede l’elemosina, e dopo un po’ di diffidenza non se ne vuole più andare, si siede accanto a me su un muretto sporco, aggredito dalla sterpaglia e mi parla dei suoi figli. La prima l’ha fatta a quindici anni, mi fa vedere una sua foto sul cellulare: è bellissima mentre abbraccia suo fratello. E’ bellissima, ma è sordomuta. Perché è sordomuta? Maria non lo sa, forse è successo qualcosa quando era piccola e lei non c’era. Maria dice che non se ne andrebbe mai da queste case, perché mi spiega con gli occhi lucidi dall’emozione che “qui c’è il mare e il mare è bellissimo”.

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Le battaglie, gli assedi

Nan Goldin

Le battaglie, gli assedi
anno per anno
le sconfitte

il gioco alterno
delle fortune

giorno per giorno
ora per ora
affanno per affanno

Le battaglie, gli assedi
i cigni cannibali scannati
a vicenda nei laghi ghiacciati

gli assedi, i feriti
intere lettere dei soldati squartati
dal fronte, quando la guerra gira male

i feriti, i naufraghi
le balene spiaggiate in Australia
sparate al cielo dal ventre azzurro
e il loro sangue più azzurro del mare

i ragazzi bruciati al sole oscuro
del nero blues di provincia
i ragazzi fradici di lucidità

in falsità solo i canarini sanno
solo i canarini dal cuore fragile
che cantano la stessa melodia
nella gabbia accanto all’amata
la stessa bianca melodia
ogni mattina all’amata

solo le asteroidi sanno
in falsità solo le asteroidi
cignamente
come solo tu
puoi sapere, oh squilibrato
oh rapidissimo paralitico
poeta del futuro
ormai passato

all’ennesimo
giorno d’estate
l’aria attorno si fa violenta
e si scopre un inferno
nell’assenza di vento

dammi oggi
il tuo sorriso quotidiano
così mi costruirò i denti
di un futuro meno incerto

ma non serve riscaldare
la brodaglia di ieri
bisogna procacciarsi
cacciagione ogni giorno

bisogna guardare alla vita
come bambini felici
guardano al prossimo insetto
da schiacciare

dammi quindi oggi
il tuo futuro quotidiano
così romperò con le mie mani
i denti all’incertezza

Dammi un ennesimo
giorno d’estate
dammi la violenza attorno che si fa aria
e dammi il vento che porta
il suo invernale messaggio
il vento che alza la gonna alla pazienza

Ho visto
nei cortili del maestrale
due bambini inseguirsi
come noi
perennemente
ridendo sempre
come noi
non raggiungendosi mai
ridendo sempre
fino all’arrivo di settembre

non raggiungendosi mai

ma arriva settembre, cara
e chiederà molte foglie
e molti frutti
settembre
chiederà molti furti
chiederà il suo carico di morti
settembre sfonderà il campo
per ottobre e i suoi uomini

arriverà novembre
solerte, corazzato
e ci troverà impreparati
sbaragliandoci
in un bianco deserto
individuale.
Dicembre, cara
chiuderà le porte
congelando il gioco e le carte.

Quando il freddo avrà freddo
andrò a nascondermi
nelle piazze affollate
o nei centri commerciali trafficati

andrò a perdermi nelle finte piazze
dei centri commerciali
andrò a parlare coi manichini
tuffandomi nelle fontane vuote

andrò a trovare gli zingari
nelle loro case rotte
vicino al mare
e magari
farmi derubare
di tutti i pregiudizi
dalle tasche.

Le battaglie, gli assedi
anno per anno
le vittorie
il gioco alterno
delle fortune
minuto per minuto
secondo per secondo
affanno per affanno.

“Suo padre mi voleva bene; spesso m’invitava,
e m’interrogava sulla mia vita, anno per anno;
le battaglie, gli assedi, le fortune che ho sostenute”.
Otello, Shakespeare

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Come responsabili risorse disumane

Joel Meyerowitz

Come responsabili risorse disumane
di minatori del vuoto interstellare
come affamati di sazietà
o sazi di fame altrui
in overdose da normalità

è l’eccessivo ricambio di oggetti
che spinge alla ricerca della nullità?

Come l’uomo comune
che davanti al disastro
si annoda la cravatta

Come spiagge artificiali in costruzione
e fiere della carne sui lungomare della ragione
come i lasciti dei lupi nelle campagne elettorali

(e questa tua assenza ingombrante
la tua assenza scintillante
è lo stato desquamante delle cose)

come camicie scontate a trecento euro
in carrelli della spesa rovesciati per la strada
come la protezione incivile
che assicura l’insicurezza
di questo paese luccicante e vile

Ciò che protegge
ciò che rimane
nella notte silenziosa
è il rumore profumato
della rosa che muore

nella notte profumata
è il rumore silenzioso
della rosa che muore.

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Decine di voli cancellati (poesia e prosa – 3)

Saul Leiter

Decine di voli cancellati
i miei aerei fermi e le mie navi affondate
nel tentativo di raggiungerti

il tuo fuoco è lontano, il vento si spezza sui palazzi
e gli angeli perdono piume per l’inquinamento
perdono le ali e le piume scendono a milioni
sulle teste della gente sparsa in giro.

Si presume che la primavera ammazzerà i suoi fiori
con le sue stesse mani mentre
l’inverno è come dev’essere l’inverno in tua assenza.

Decine di voli cancellati per le tue tempeste
tutti i miei scali bloccati.
Questa stasi che causi è per me molesta
questa stasi in cui mi farai perdere
la stessa stasi che raderà al suolo
civiltà violente e solide nazioni elettriche.

Terza poesia ‘cronachistica’. Questa volta nel finale c’è una rivisitazione di alcuni famosissimi versi di Catullo:

Otium, Catulle, tibi molestum est:
otio exsultas nimiumque gestis:
otio et reges prius et beatas
perdidit urbes.

Il poeta latino si rifece a sua volta a un canto di Saffo. Citazioni di citazioni di citazioni…

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Se non ora, quando? Sempre, in poesia.

Roy Lichtenstein

DA “CENTO QUARTINE” – PATRIZIA VALDUGA
V
Baciami, dammi cento baci, e mille:
cento per ogni bacio che si estingue
e mille da succhiare le tonsille,
da avere in bocca un’anima e due lingue.

VI
Oh sì, accarezza dolcemente, sfiora,
ma minaccia ogni furia e ogni violenza;
lentamente…non dentro, non ancora…
portami a poco a poco all’incoscienza.

1914 – ANNA ACHMATOVA
Non è il tuo amore che domando.
Si trova adesso in luogo conveniente.
Stanne pur certo, lettere gelose
non scriverò alla tua fidanzata.
Però accetta dei saggi consigli:
dalle da leggere i miei versi,
dalle da custodire i miei ritratti,
sono così cortesi i fidanzati!
e conta più per queste scioccherelle
assaporare a fondo una vittoria
che luminose parole di amicizia,
e il ricordo dei primi, dolci giorni…
Ma quando con l’amica diletta
avrai vissuto spiccioli di gioia
e all’anima già sazia d’improvviso
tutto parrà un peso,
non accostarti alla mia notte trionfale,
non ti conosco.
E in cosa potrei esserti d’aiuto?
Dalla felicità io non guarisco.

DONNA SENZA FIGLI – SYLVIA PLATH
Il ventre,
scuote il suo baccello, la luna
si distacca dall’albero senza una meta.

Il mio paesaggio è una mano senza linee,
le strade avviluppate in un nodo
il nodo io,

io la rosa che tu conquisti –
Questo corpo,
questo avorio

empio come il grido di un bambino.
Simile a un ragno, filo specchi,
fedele alla mia immagine,

non emettendo altro che sangue –
Assaggialo, rosso cupo!
E la mia foresta

mio funerale,
e questa collina e queste
luccicanti bocche di cadaveri.

CASALINGA – ANNE SEXTON
Certe donne sposano una casa.
Altra pelle, altro cuore
altra bocca, altro fegato
altra peristalsi.
Altre pareti:
incarnato stabilmente roseo.
Guarda come sta carponi tutto il giorno
a strofinar per fedeltà se stessa.
Gli uomini c’entrano per forza,
risucchiati come Giona
in questa madre ben in carne.
Una donna è sua madre.
Questo conta.

Quattro donne, quattro poetesse del Novecento. La lista delle escluse è troppo lunga. Ho preso a caso alcune delle più belle per celebrare corpo e mente delle donne.

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Possibili code in carreggiata esterna (poesia e cronaca – 2)

Louis Settner

Possibili code in carreggiata esterna
fermo il traffico sulla 106 ionica.
Da qualche parte raccomandano prudenza.

Cosi come conservare il padre nel freezer
per continuare a riscuoter pensione
non è poi trama da tragedia moderna?
Già, non altro che vecchio scritto
sofocleo riproposto.
Il Dramma congelato, come findus.

Surgelati greci, quasi come
quella madre belga ad Agrigento
accoltellando il suo neonato
in stanze piene di sale.

Del resto, cos’altro potrebbe fare.

Qualche pioggia sparsa
sul versante meridionale
mari molto mossi.

Morente il mio amore
si attarda ancora un po’
sui marciapiedi umidi.

Dopo le previsioni del tempo, questo è il secondo tentativo di ricerca della poesia nella cronaca. Datato 2008, è l’elencazione dei titoli di un giornale radio del pomeriggio.

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