Maria, la zingara del mare

Dopo la morte di quattro bimbi rom in un campo fatiscente alla periferia di Roma, si è riaccesa la polemica sulla condizione del popolo nomade nelle nostre città. Anche a Bari c’è un numero consistente ma non definito di rom, alcuni stabili nel campo del rione Japigia, altri più precari. Una parte di loro vive, o sopravvive, nelle case abbandonate sul lungomare che da Torre a Mare porta a Bari.

Camminando tra le baracche che li ospitano ecco un grande cane bianco e una donna, seduta su una sedia all’aperto, fra erbacce e terra bagnata. Maria viene da Craiova, cittadina rumena di 300mila abitanti, e prima di approdare a Bari è stata a Matera, a Napoli, a Milano e Roma. E non vuole saperne dei morti a roma. Lei non vuole capire.
Maria adesso ‘abita’ in via di Cagno Abbrescia, il lungomare che porta a Bari, subito prima di Torre Quetta.

Vive in palazzine fatiscenti che si affacciano sul mare. Le stesse palazzine che ogni giorno attraversiamo con lo sguardo rapido dalla nostra macchina per portarci in città e ci chiediamo chi possa mai vivere lì. Ecco, lì ci vive Maria che è rom, ha trent’anni e due figli. Vive di elemosina, quella che fa ogni giorno ai semafori della città. Vive insieme a una quindicina di persone. Maria non si aspetta la mia visita in questo nuvoloso giovedì pomeriggio, quando la raggiungo è seduta su una sedia in un campo che si affaccia al mare e fuma. Mi accoglie con uno sguardo impaurito e cupo. Ma subito si scioglie e comincia a parlare.

Maria, si copre il volto perché si ritiene brutta

A Maria non piace farsi fotografare, dice che è brutta, dice anche che se lo sa il ragazzo sono guai. Maria invece non è affatto brutta, ha gli occhi verdi e il volto abbronzato. Dopo i primi minuti di diffidenza, mi parla di sé, della sua famiglia, mi sorride e mi chiede scusa se mi interrompe durante un discorso.
Maria ha un’amica, Cristina, 33 anni, anche lei di Craiova, ma non rom. Cristina scollatissima in un top e gonna bianca, ha sul seno un tatuaggio con su scritto “Alice” il suo nome di battaglia. Cristina, per vivere, si prostituisce proprio nel campetto di fango e monnezza che precede le palazzine. E’ un po’ arrabbiata con me, che gli faccio scappare i clienti ma mi riempie di sguardi ed è molto curiosa.
Cristina è la più smaliziata, a un certo punto mi chiede: “Ma tu, giornalista, se mettiamo qui un tavolo, adesso, proprio qui, con i topi e lo schifo che vedi, mangi con noi?”. E il giornalista le risponde di si, perché non mancherebbe mai di rispetto a chi ha cucinato. E lei ribatte: “Si vede che tu sei pulito”.
Cristina ride spesso, ha una voce da ‘Mamma Roma’, la stessa aggressività difensiva della Magnani in quel vecchio film. Solo che è bionda e il lavoro lo fa qui a Bari. Allora Cristina è ‘Mamma Bari’. ‘Mamma Bari’ non vuole farsi riprendere: “se mio figlio sa che faccio la puttana, non gli piace. Non credi?”. Ogni tanto, dalle facce sdentate dei palazzi, spuntano sguardi sopresi di uomini, che tornano subito a rintanarsi. In questo frangente non riesco ad avvicinare neanche un maschio: o sono ostili, o sono clienti.
Dopo un po’ arriva Mariucka, la nonna, la cantante del disastrato quartiere alle porte salate della città. Mariucka non parla una parola di italiano e quindi Maria mi aiuta nella traduzione. La nonna ci tiene a specificare che porta il nome della Santa Madre di Dio. Per chi non ci credesse, qui c’è molta religione. La nonna canta e balla ed è più vanitosa delle due ragazze. Non vede l’ora di farsi sentire e di cantare.

Mariucka canta “Suporare suporare”, di Gabi Luncka, una celebrità in Romania.

Malattia malattia
sei spuntata come l’erba
sul cammino
Malattia malattia
vorrei darti il mio fuoco

Così almeno traduce Maria, che chiede l’elemosina, e dopo un po’ di diffidenza non se ne vuole più andare, si siede accanto a me su un muretto sporco, aggredito dalla sterpaglia e mi parla dei suoi figli. La prima l’ha fatta a quindici anni, mi fa vedere una sua foto sul cellulare: è bellissima mentre abbraccia suo fratello. E’ bellissima, ma è sordomuta. Perché è sordomuta? Maria non lo sa, forse è successo qualcosa quando era piccola e lei non c’era. Maria dice che non se ne andrebbe mai da queste case, perché mi spiega con gli occhi lucidi dall’emozione che “qui c’è il mare e il mare è bellissimo”.

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3 risposte a Maria, la zingara del mare

  1. Ilaria ha detto:

    che bello antonello

  2. Pingback: Canto guardando il mare | Campo delle rondini

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