“Drive in”

Ricordo il vento caldo
della metro in arrivo
e il caldo arrivo dell’estate
ricordo la misura precisa
di un sentimento
e l’impossibilità di calcolarlo
ricordo il fiato azzurro
della tristezza
ricordo la bellezza nera
sul ciglio della vita
in attesa del cliente
ricordo la fremente
voglia di sparire
nella folla vuota
del “Drive In”

ricordo le sconfitte dell’infanzia
il sapore sudato della scoperta
ricordo il buio desiderio di scrivere
come odore forte di benzina

Ricordo la foce rumorosa del silenzio
l’insensato percorso di noi tutti
o i graffi di una storia arrugginita
ricordo le città che ho attraversato
ricordo che ho dimenticato
troppe cose
ricordo le case, le rose
le tue amiche noiose

ricordo le bande di paese
gli occhi rotti e i nasi infranti
ricordo le giostre
e le danze seduttive
ricordo le labbra schive
del futuro
ricordo l’ebete passato
ricordo tutto quello
che andrebbe ricordato

ricordo la rotta della lontananza
e l’irragiungibile distanza
nella estrema vicinanza

ricordo la stanza dei giochi
e i fuochi dell’adolescenza
ricordo la scienza inesatta
che chiamiamo esperienza

ricordo poesie piene di brividi
come piscine scintillanti di rischi
come gli amici ubriachi di dubbi

ricordo i giorni persi
e i versi sbranati
in laghi rossi di sillabe

canticchiando nell’acciaio della notte
sotto l’alito gelido del gigante Solitudine
ricordo una neve bianca
pulita
una neve pura
fino al demonio.

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