Selvaggio (o del Fenoglio a pezzi)

Selvaggi i prati
presso il fiume
pazzamente fradici
che imitano
la mareante erba

che imitano
gli uomini
intrigati al bordello
mescolati
ad urla selvagge

Selvagge le aziende
che si impadroniscono
dollarmente
delle definizioni
si impadroniscono
degli stessi suoni

Selvaggia la natura stessa che pare avere
in quell’ora che tutto comprende
la voglia di disertare per sempre se stessa

selvaggio appare l’aereo
che geme con infinita coscienza
sempre all’orlo azzurro del naufragio

Selvaggio è l’apparecchio di sconosciuta nazionalità
che tutte le luci viola nell’oscurità
in una fanatica istanza di tenebra assoluta.

Come un lungo elettrico falcare
d’animale di bosco adrenalinico
come orme lasciate
nel vorticoso ordine chiuso
selvaggia appari tu
per sempre selvaggia

selvaggia e sibaritica
come oceanico rifischiare dei vortici
nel rischiarante tuo impero veloce

Feroce è per sempre il tuo pranzo
che per essere tale
deve essere selvaggio.


Poesia scritta strappando brani dal “Partigiano Johnny” di Fenoglio

(foto di Maurice Tabard)

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