A un amico in un’ora buia

Daniele Buetti

Noi non conosceremo mai
i motivi della perdita
nè le battaglie e le dogane
affrontate da lei, da lui,
nell’ultimo viaggio

non conosceremo le sconfinate
conifere di dolore da lei, da lui
affrontate
per giungere sino a noi
in forma di goccia
sulla guancia
confusamente lucida

Noi non sapremo mai
perché il futuro
così spesso
si fa presente e poi
irrecuperabile passato
in modo così violento.

Squilleranno stupidissimi
telefoni nel vuoto
e comprenderemo
che il mostro è entrato
ancora una volta
senza permesso

comprenderemo
che duemila anni di medicina
non servono a un cazzo

Eppure c’è ancora vento
tra gli alberi
eppure
c’è gente che ride
e non sa della tua fine del mondo

e ragazzi tumefatti dallo stile
strafatti di adolescenza
si accostano timidi alle luci dei bar
come incoscienti falene

la fine del mondo
arriva confusa alle orecchie
idiote di questa idiota notte

Questa notte
in questa tua fine del mondo
abbracciamoci più stretti
sui cornicioni del buio.

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