Precario Johnny

[…] Vide distintamente, a grande distanza, suo padre salire alla villetta, ancora sull’asfalto suburbano, colpì Johnny la stanchezza, la non-joy del suo cammino. Lo seguì per tutto il tratto scopertto, il cuore liquefacenteglisi per l’amore e la pietà del vecchio…”E’ terribile ora avere dei figli alla vostra età”. Ogni suo passo parlava di angoscia e di abnegazione, ed il figlio alto e lontano sentiva che non avrebbe mai potuto ripagarlo, nemmeno in parte centesimale, nemmeno col conservarsi vivo. L’unica maniera di ripagarlo, pensava ora, sarebbe stata d’amare suo figlio come il padre aveva amato lui:a lui non ne verrà niente, ma il conto sarà pareggiato nel libro mastro della vita. […]
BEPPE FENOGLIO, “IL PARTIGIANO JOHNNY”, 1968

Sembra scritto oggi da un giovane e istruito precario, arroccato nella sua casa in altura della mancanza di respiro e di denaro, in guerra contro la disoccupazione. Il padre che vede il figlio vivere peggio di lui. Il figlio che come sempre non sa ricambiare quanto fatto dal padre.

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